Cosa prevede l’art. 16 della legge 133 ?
Dissociandoci da chi propone il blocco della didattica come forma di protesta, ledendo il diritto allo studio, vi invitiamo a leggere il contestato art. 16 della L.133/2008 e ad esprimere la vostra opinione.
LEGGE 6 AGOSTO 2008, n. 133
“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 195 del 21 agosto 2008 - Suppl. Ordinario n. 196
Art. 16
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università
1. In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.
Commento: non esiste alcuna privatizzazione ex lege dell’Università. E’ una facoltà demandata al Senato accademico, nel pieno rispetto dell’art. 33 della Costituzione, ultimo comma (“Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”).
2. Le fondazioni universitarie subentrano in tutti i rapporti attivi e passivi e nella titolarità del patrimonio dell’Università. Al fondo di dotazione delle fondazioni universitarie e’ trasferita, con decreto dell’Agenzia del demanio, la proprietà dei beni immobili già in uso alle Università trasformate.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non cambierà nulla da un punto di vista patrimoniale.
3. Gli atti di trasformazione e di trasferimento degli immobili e tutte le operazioni ad essi connesse sono esenti da imposte e tasse.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non costerà nulla.
4. Le fondazioni universitarie sono enti non commerciali e perseguono i propri scopi secondo le modalità consentite dalla loro natura giuridica e operano nel rispetto dei principi di economicità della gestione. Non e’ ammessa in ogni caso la distribuzione di utili, in qualsiasi forma. Eventuali proventi, rendite o altri utili derivanti dallo svolgimento delle attività previste dagli statuti delle fondazioni universitarie sono destinati interamente al perseguimento degli scopi delle medesime.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non potrà prevedere profitti da distribuire ad alcun soggetto. Tutti i soldi delle Fondazioni Universitarie saranno investiti nell’Ateneo.
5. I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie potrà usufruire di un sistema fiscale di grandissima agevolazione per attrarre capitali privati, di cui le Università italiane hanno tanto bisogno e di cui i rettori fanno grande e continua richiesta.
6. Contestualmente alla delibera di trasformazione vengono adottati lo statuto e i regolamenti di amministrazione e di contabilità delle fondazioni universitarie, i quali devono essere approvati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Lo statuto può prevedere l’ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie, con il relativo ingresso di privati, potrebbe favorire un migliore collegamento tra Università e mondo del Lavoro.
7. Le fondazioni universitarie adottano un regolamento di Ateneo per l’amministrazione, la finanza e la contabilità, anche in deroga alle norme dell’ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici, fermo restando il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie rispetterebbe tutte le normative dell’Unione Europea.
8. Le fondazioni universitarie hanno autonomia gestionale, organizzativa e contabile, nel rispetto dei principi stabiliti dal presente articolo.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non intaccherebbe il principio di autonomia dell’Ateneo.
9. La gestione economico-finanziaria delle fondazioni universitarie assicura l’equilibrio di bilancio. Il bilancio viene redatto con periodicità annuale. Resta fermo il sistema di finanziamento pubblico; a tal fine, costituisce elemento di valutazione, a fini perequativi, l’entità dei finanziamenti privati di ciascuna fondazione.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non pregiudicherebbe il sistema di finanziamento pubblico delle Università, che resterebbe invariato.
10. La vigilanza sulle fondazioni universitarie e’ esercitata dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Nei collegi dei sindaci delle fondazioni universitarie e’ assicurata la presenza dei rappresentanti delle Amministrazioni vigilanti.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie manterrebbe un controllo da parte dello Stato.
11. La Corte dei conti esercita il controllo sulle fondazioni universitarie secondo le modalità previste dalla legge 21 marzo 1958, n. 259 e riferisce annualmente al Parlamento.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie manterrebbe un controllo da parte della Corte dei Conti.
12. In caso di gravi violazioni di legge afferenti alla corretta gestione della fondazione universitaria da parte degli organi di amministrazione o di rappresentanza, il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca nomina un Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con il compito di salvaguardare la corretta gestione dell’ente ed entro sei mesi da tale nomina procede alla nomina dei nuovi amministratori dell’ente medesimo, secondo quanto previsto dallo statuto.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non potrebbe dare luogo a gestioni dissennate. Lo Stato, in caso di scorretta gestione della fondazione universitaria, provvede a nominare un Commissario straordinario con un mandato di sei mesi.
13. Fino alla stipulazione del primo contratto collettivo di lavoro, al personale amministrativo delle fondazioni universitarie si applica il trattamento economico e giuridico vigente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie non pregiudicherebbe le posizioni lavorative del personale delle Università.
14. Alle fondazioni universitarie continuano ad applicarsi tutte le disposizioni vigenti per le Università statali in quanto compatibili con il presente articolo e con la natura privatistica delle fondazioni medesime.
Commento: l’eventuale trasformazione delle Università in Fondazioni Universitarie sarebbe soggetta a tutte le disposizioni di legge attualmente previste per le Università.
- 24 Ottobre 2008






Opponiamoci con tutte le nostre forze anche contro chi cerca di far credere che non ci sia nulla di male in uno scandalo colossale come questo che costerà il nostro futuro!!!!
Hasta la victoria siempre!
i commenti sono affermazioni dettate da giudizi personale: le conclusioni potrebbero tutte essere capovolte senza problemi. Noi di tutte le altre facoltà, pazzi e disinformati, preferiamo la piazza.
Tanti Saluti e godetevi Scienze Politiche
Sono pienamente d’accordo con tutti i punti della riforma e ne consegue che sn contro la protesta… quest’ultima a mio parere nn ha alcun senso…secondo me è stata manipolata da una minoranza di sinistra che cerca soltanto il consenso della massa per ottenere voti alle prossime elezioni… Poi ognuno è libero di pensare come vuole.. siamo in democrazia e quindi ritengo dovere di ogni singolo cittadino informarsi e tenere conto nn di un solo pensiero di parte ma di entrambi le parti in maniera tale da capirci meglio e farsene una ragione… Cio’ che sarebbe giusto sia limitare gli sperperi che le università e le scuole in genere fanno.. la scuola ormai è diventata un luogo pagato per gente che nn fa nulla… troppo personale… se ne potrebbe fare a meno… ancora nn si è entrati nell’ottica che l’italia è in crisi quindi è inevitabile che si facciano dei tagli… picciuli un ci nnèèè … ora il governo fa una magia cosi’ saranno tutti felici e contenti… Ma poi mi fa ridere il fatto che ci sn ragazzi che protestano ma nn sanno neanche per cosa stiano protestando… è facile manovrare le menti ingenue… inoltre c’è gente che protesta per il diritto allo studio che si trova all’università da piu’ di 8anni… ma che ci stai a fare a l’università? vai a lavorare!
Io personalmente sono contro il decreto Gelmini ma sono anche contrario alle occupazioni. Scendere in piazza mi va bene ma con un certo stile, sicuramente non gridando “Gelmini suca”. E poi questa protesta mi sa di ridicolo, ho visto universitari e studenti medi assieme in piazza, e soprattutto questi ultimi non mi sono sembrati molto consapevoli della protesta. Anche perché lo sappiamo benissimo che arrivato dicembre gli studenti medi andranno tutti a casa, scordandosi pure chi sia la Gelmini.
E poi la riforma che ha rovinato le università, ricordo ai “protestanti” è stata l’introduzione delle lauree triennali fatta dal governo di centrosinistra, la cosidetta Berlinguer - Zecchino. E anche per quella occasione vi furono proteste e mi pare che non sia cambiato granché. Io preferisco continuare a studiare e seguire le lezioni ma purtroppo in Facoltà c’è un gruppo di persone che come dice giustamente il collega che ha lasciato l’ultimo commento, sono fossilizzati in facoltà da molto tempo e che quindi del diritto allo studio non sanno granché. Giocate ai rivoluzionari in strada non nelle università
ho letto tutto quello che c’è da sapere sulle fondazioni universitarie, ora mi chiedo per noi studenti cosa cambia? per esempio pagheremo più tasse o no ? a livello di istruzione che cosa ci succede? se potete rispndete a queste domande. grazie
Certo che pagheremo più tasse. E sempre meno persone potranno permettersi di studiare.
Berlusconi sta facendo di tutto per creare una “casta a numero chiuso” anche per la cultura e l’istruzione.
Non permettiamogli di riuscirci…
Occupiamo l’Università!!!
El pueblo unido jamas serà vencido!
bravo mauro mazzarella … c conosciamo da 11 anni…
bravo concordo con te
andate a studiare e per ki non lo sapesse l’università non è obbligatoria quindi se qualcuno non vuole studiare o nn accetta la sua discutibile struttura può anke stare a casa o meglio va a lavorare
ciao a tutti
io penso che dovremmo OCCHUPARE tutte le università d’italia per far sentire la nostra voce.
Io invece penso che NON AVETE CAPITO che occupando le università create disagio a chi ha pagato le tasse e vuole studiare.
Se volete okkupare, occupate casa vostra, occupare il vostro tempo oppure occupate lo studio di qualche professore che ha piazzato il figlio, il nipote o l’amante.
Altrimenti andate a lavorare!!!
Ha già detto tutto Luca.
E perche’ non parliamo anche dell’articolo 64??
trascrivo il comma 6:
“6. Fermo restando il disposto di cui all’articolo 2, commi 411 e 412, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, dall’attuazione dei commi 1, 2, 3, e 4 del presente articolo, devono derivare per il bilancio dello Stato economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012.”
Commento: da qui al 2012 il finanziamento pubblico alle universita’ si ridurra di piu’ di 3 miliardi di euro, considerando che i fondi stanziati per l’hanno 2008 erano 7.288.458 si tratta di una riduzione di piu’ del 43 %. Quindi mi pare che la trasformazione in fondazioni diventera’ ben piu’ che una semplice possibilità per gli atenei, visto che molti di essi, se non vorranno chiudere i battenti saranno obbligati a intraprendere questa via.
Poi e’ da vedere se tutte le università riusciranno ad attrarre capitali privati, non credo per esempio che al sud vi sia lo stesso numero di imprese disposte a investire in ricerca che al nord, bisognerà vedere anche su cosa si investira’, la vedo dura per esempio per facoltà come lettere o scienze politiche.
Io la vedo cosi’, molti corsi di laura e intere facolta’ (se non interi atenei) verranno chiusi, le tasse universitarie giocoforza aumneteranno(soprattutto dove non si riecono ad attrarre abbastanza capitali privati) e l’indipendenza della ricerca scientifica (se prima ve ne era) andra’ a farsi benedire (non credo che un soggetto che investira’ ingenti capitali nelle fondazioni universitarie rinucera’ poi a poterne influenzare la gestione).
Vorrei infine invitare tutti (sia i contrari che i favorevoli alla legge 133) ad informarsi autonomamente sul problema e a non stare a sentire chi presenta solo una visione parziale del problema, l’art. 16 non e’ l’unico articolo della legge che riguarda l’università, questo vale anche riguardo alla mia opinione, andatevi a leggere la legge e fatevi una vostra opinione diretta prima di fare commenti a caso
In numerosi Atenei italiani, il Fondo ordinario di Finanziamento (i soldi che lo Stato dà all’università e che la Legge 133 ha tagliato) viene utilizzato quasi esclusivamente per coprire i costi del personale, cioè gli stipendi di Professori e personale amministrativo.
Negli ultimi 7 anni, infatti, sono stati banditi concorsi complessivamente per 13.232 posti da professore ordinario o associato, ma i promossi sono stati complessivamente 26.004.
Praticamente, per coprire le nuove qualifiche, i costi del personale sono aumentati di 300 milioni di euro.
A Bologna si paga una sede distaccata a Buenos Aires, alla Sapienza si è dato ad un prof. interno 223.200 euro per ridisegnare il logo, a Siena sono spariti in sprechi 150 milioni di euro, a Firenze il concorso del figlio del Rettore è ancora sotto inchiesta della magistratura, a Potenza si laureano circa 70 studenti l’anno ma hanno più di cento corsi e hanno maturato 2 milioni di debiti in 3 anni…
Risultato? Oggi non c’è un’universita’ italiana che figuri tra le migliori 150 del mondo.
IL PUNTO non è “quante risorse” ma “come vengono impiegate”.
Capitolo Ricerca: ci si lamenta che lo Stato non investe in ricerca. FALSO. Siamo i quinti in Europa. Il problema è lo scarso investimento dei privati in tale campo: siamo quint’ultimi in UE.
Allessandro, tu scrivi: IL PUNTO non è “quante risorse” ma “come vengono impiegate”
Ti do pienamente ragione, ma appunto la legge 133 non interviene sul modo in cui le risorse vengono impiegate ma sulla quantita’ di risorse, non va a colpire le molte disfunzioni del nostro sistema universitario ma il sistema nel suo complesso.
Voglio farti una domanda: secondo te il prof. X, preside della facolta di medicina dell’universita’ Y, di fronte alla diminuzione dei fondi, per ridurre le spese mandera’ a casa suo figlio o uno dei tanti validi ricercatori che si sono fatti strada solo con le loro forze?
Un sistema di università pubblica con l’appoggio di privati nella formula della fondazione esiste già in numerosi stati europei.
Tuttavia, chi è consapevole della situazione nepotistica e clientelare in cui si trova l’ateneo palermitano può avere dubbi circa le conseguenze di tale situazione che potra venire ad essere. Un vuoto legislativo circa il conflitto d’interessi concederebbe a chiunque di acquistare quote di partecipazione alla fondazione, la estrema liberalita finanziaria che tale legge concede puo anche consentire un utilizzo delle risorse (sopratutto umane ) dell’universita non consono agli scopi di questa.
Che sia opportuna , o meglio vitale , una riforma strutturale dell’apparato accademico italiano non deve dar adito a riforme frettolose ed inefficaci, antiquate o lesive del futuro degli universitari italiani.
Se lo scopo di tale riforma è dare ua via accelerata ai laureati alla carriera in call-center o garantire sbocchi ccupazionali in università private sarebbe piu opportuno farcelo sapere prima.
Infine : cosa vieta ai magnanimi investitori che apriranno le fondazioni di recuperare i fondi invstiti conle nostre tasche?
privatizzare luniversita significa dare spazio ad una casta ad un elite d accedervi! saremo tutti in mezzo ad una strada… lo volete capire? tagli privatizzazione…. ma ke pensassero a diminuire gli stipendi dei politici! ke skifoooo protestiamo anke se dovremmo restare fermi per un anno cn lo studioooooo! aiutiamociiii
X davide: il dottorato di ricerca ha una durata prestabilita. Nessuno viene “mandato a casa” prima della scadenza del termine.
Concordo sul fatto che la legge 133 intervenga sulle risorse ma (giusta o sbagliata) questa è già una risposta agli sprechi, che sono sotto gli occhi di tutti.
Io, piuttosto, mi chiedo come mai chi fa carte false per “okkupare”:
1) cambia motivazione ogni giorno: prima è contro la Gelmini, poi contro il Preside che si rifiuta di “autorizzare” la sospensione della didattica, poi contro i problemi strutturali della Facoltà;
2) non fiata dinanzi alla parentopoli universitaria, portata alla ribalta delle cronache da Repubblica ma nota da tempo.
Sinceramente, spero che la Presidenza restituisca la Facolà agli studenti che vogliono continuare a fare lezione.
Chi occupa dimostra di non avere alcun rispetto per gli altri e, soprattutto, commette un reato punibile sino a 1 anno di reclusione. Perciò, ben vanga un intervento delle forze dell’ordine!
x Alessandro: allora ti pongo la domanda in maniera diversa, alle parole “mandare a casa”, sostituisci “dopo il dottorato, chi potra’ aspirare al posto di professore?” oppure ancora “chi potra aspirare a un posto di dottorato?”, visto che se gia’ ora vi sono favoritismi non vedo come, tagliando i fondi e quindi riducendo i posti disponili, si andranno a eliminare simili problemi. Lo ripeto la legge non risolve i problemi dell’università ma a limite, colpendo l’intero sistema, ne creerà di nuovi.
Ripeto: concordo sul fatto che la legge 133 intervenga sulle risorse ma, il 18 OTTOBRE, il Ministro aveva già annunciato che a seguire sarebbe stato presentato un progetto di legge per <>.
Diamole il tempo di lavorare.
Non credo abbia senso protestare, oggi, per una legge approvata ad agosto.
Se questi pseudo rivluzionari hanno preferito fare il bagno a Mondello… vuol dire che il futuro di noi tutti non era poi così “in pericolo”.
Basta con le strumentalizzazioni. La Facoltà va restituita agli studenti.